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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/509


Ottavio. (L’abbraccia Sheila con tutte due le mani) Gimpatitemì, com- patitemi, compatitemi.

Rosaura. Amatemi. (piange

SCENA Vili.

Pantalone e detti.

Pantalone. (Vede II detti abbracciati) Olà! Come! Fia mia! Sior Ottavio ! Rosaura ! Sior zenero ! Sieu benedetti ! Oh cari ! Oimei ! Muore dalla consolazion. (piange)

Rosaura. Consolatevi, signor padre, mio marito mi «una.

Pantalone. Distu da senno?

Rosaura. È tutto mio.

Pantalone. Oh caro ! (bada il Conte) Com’ eia ? Come vaia ? Alo lassa l’amiga? (a Rosaura)

Rosaura. (Sì, è tutto mio). (a Pantalone)

Ottavio. Ah ! signor Pantalone, son confuso. Troppe cose si uni- scono a rendermi stordito.

Rosaura. Via, non parliamo di cose tetre. Signor padre, volete che andiamo a Roma?

Pantalone. Come? A Roma? Senza to mario?

Rosaura. Oh ! ha da venire anch’egli. E vero, signor Conte ?

Ottavio. Sì, andiamoci quanto prima.

Pantalone. Oh magari ! Tutti insieme. Pare, fia, muggier, mario, oh che compagnia ! Oh che conversazion ! Tomo dies’ anni più zovene.

SCENA IX.

Corallina e detti.

Corallina. Signori, è qui la signora marchesa Beatrice col signor Lelio e il signor Florindo.

Ottavio. Vadano al diavolo.

Pantalone. Bravo! Che i vaga al diavolo.

Ottavio. Ma no, di’ loro che passino.