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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/477



ewi un punto, che non vi doveva essere ; e frattanto sono, poi vi ha aggiunto : con tutto il rispetto, vostro servitore ob- bligato. (I) Il conte Ottavio. Serva sua divotissima. Oh che bella lettera, da mettere in una commedia I Oh che bel pcizzo ! Oh che belle scene I

SCENA V.

Servitore e detta; poi Lelio e Florindo.

Servitore. Signora, il signor Lelio ed il signor Florindo vorreb- bero riverirla.

Beatrice. Passino, (servitore parte) Vorrei poter rispondere a questa lettera.

Lelio. Servo della signora Marchesa.

Florindo. Ben levata la signora Marchesa.

Beatrice. Serva di lor signori. Presto, da sedere, (servitore porta le sedie) Avete bevuto la cioccolata?

Lelio. No signora, siamo venuti a berla da voi.

Florindo. Sappiamo che ne avete della perfetta.

Beatrice. Subito : tre cioccolate. Ma di quella del cassettino. (al servitore)

Lelio. E bada bene, non fallare. (al servitore)

Florindo. E con vainiglia? (a Beatrice)

Beatrice. Sì, con vainiglia. (al servitore)

Florindo. Avverti, di quella con la vainiglia. (al servitore)

Servitore. (Non dubiti, che gli farò spender bene il suo denaro). (da sé, parte)

Beatrice. Ieri sera siete partiti presto.

Lelio. Avevamo un certo impegnetto.

Florindo. Già Lelio non può tacere.

Beatrice. Ditemi (2), ditemi, dove siete stati ?

Lelio. Da una che conoscete ancor voi.

Beatrice. E chi è? (I) Segue neired. Betl.: « Questo obbligato non diceva così; diceva: arrabbiato. È impastato di veleno. II Coote ecc. ». (2) Bett.: Birboni I Ditemi ecc.