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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/299



mia, mai più offiziali ; pagherò più tosto del mio e! fitto de una casa a posta ; la fornirò a mie spese, la darò per quartier a chi la vorrà : ma in casa mai più nissun. Se tanto ho da soffrir, avendoghene un bon, cossa sarave sta, se fusse vegnù a star da mi quel caro sior tenente Garzia.

Rosaura. Signor padre, osservate chi viene.

Pantalone. ^ Chi èlo quello?

Rosaura. E il tenente Garzia.

Pantalone. Cossa vorlo? Retireve.

Rosaura. Regolatevi con prudenza. Non vi azzardate a rispon- dergli con calore. (Oh cielo ! Mancava alle mie pene l’ odiosa vista di queir audace). (da sé, parte

SCENA li.

Don Garzia e Pantalone.

Garzia. Ehi, ehi, signorina, non fuggite, che non sono il diavolo. (verso a Rosaura)

Pantalone. Cossa comandela, signor? La favorissa de parlar con mi. Garzl^. Siete voi il padrone di casa?

Pantalone. Per servirla.

Garzia. Bene : avrò l’onore d’ essere alloggiato in casa vostra.

Pantalone. In casa mia?

Garzia. Sì ; casa vostra mi è stata destinata per mio quartiere.

Pantalone. (No ghe mancheria altro), (da se) In casa mia xe allozà sior don Alonso.

Garzia. Don Alonso è arrestato in casa del capitano.

Pantalone. Ma qua ghe xe la so roba.

Garzia. La sua roba si farà portar via.

Pantalone. La me perdona, no me posso tor sta libertà ...

Garzia. Alle corte. Per ordine di chi comanda, si è fatto il cam- bio dei quartieri. Don Alonso non ha più d’ abitare in casa vostra. Il Quartier-Mastro l’ ha assegnata a me, ed ecco l’ or- dine in iscritto.