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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/285


Sancio. Signor Pantalone, vi riverisco. Permettetemi ch’ io possa parlare a mio nipote con libertà.

Pantalone. La se comoda. Bondì a vossustrissima.

Alonso. (Signor Pantalone, ci siamo intesi).

Pantalone. Ho capìo. (El voi mia fia ; e se no ghe la dago ... No so quel che ho da far; ghe penserò). (da sé, parte

SCENA XI.

Don Sancio e don Alonso, ed il Caporale.

Sancio. Nipote, sapete voi la cagione per cui son qua venuto?

Alonso. Me la immagino. Voi siete venuto a rimproverarmi a causa di don Garzia.

Sancio. Son venuto ad intimarvi l’ arresto.

Alonso. L’arresto? Per qual motivo?

Sancio. Perchè sfidato alla spada il vostro tenente, lo avete an- che ferito.

Alonso. Egli mi ha provocato. (I)

Sancio. Don Alonso, so tutto. Per una donna non si mette a repentaglio l’ onore.

Alonso. Difender le donne è azione da cavaliere.

Sancio. Non impicciarsi con donne è il dovere del buon soldato. Quella spada che al fianco cingete, avete giurato d’ adoperarla in servizio del vostro Re, in difesa dell’ insegna reale : rende- tela alle mie mani.

Alonso. Eccola. (gli dà la spada, e la riceve uri caporale)

Sancio. Andate in arresto.

Alonso. Obbedisco. (vuol partire)

Sancio. Dove v’ incamminate ?

Alonso. Alle mie camere.

Sancio. Non ci stareste malvolentieri in questa casa arrestato.

Alonso. Come? In arresto fuori del mio quartiere? (I) Segue nel!’ ed. Pap.: « Sane..Sì ? Quali ingiurie vi ha dello ? Alon. Mi ha detto giovine, con disprezzo. Sìbc. L’ offesa è leggera. A\on. Mi disse pazzo. Sane. Dubito ch’ ei dica il vero. Alon. Perchè, signore ? Sane. Don Alonso, so tutto ecc. »