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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/278


Rosaura. Potete spargere il vostro.

Alonso. Si sparga, ma si vendichi l’ onta.

Rosaura. No, caro ...

Alonso. Ah ! ... Rosaura ... trattenere non posso gli stimoli del- l’ ira mia. (parU)

Rosaura. Numi (0, a voi raccomando la vita dell’ idol mio.

SCENA IV.

Pantalone e Rosaura.

Pantalone. Coss’ è ? Cossa gh’ aveu ? Per cossa pianzeu ?

Rosaura. Ah, signor padre ...

Pantalone. Via, cossa xe sta?

Rosaura. (Oh cieli ! Se dico piangere per il periglio di don Alonso, vengo ad iscoprire l’ affetto mio). (da jè)

Pantalone. Qua ghe xe qualcossa de grando. Pianzè? No parie? Cossa xe sto negozio? ROSAUFL^. Piango, perchè stata sono ingiuriata.

Pantalone. Ingiuriada? Da chi? Come?

Rosaura. Don Garzia mi ha offeso?

Pantalone. Chi ? el sior tenente ?

Rosaura. Egli stesso, quel prosontuoso.

Pantalone. Cossa v’ alo dito ? Cossa v’ alo fatto ?

Rosaura. Deh, signor padre ... accorrete ...

Pantalone. Dove?

Rosaura. Don Garzia si batte con don Alonso.

Pantalone. Ma dove?

Rosaura. Saranno poco lontani.

Pantalone. Per cossa se baiteli?

Rosaura. Per l’ impertinenze a me dette da don Garzia. Signor padre, presto accorrete ... impedite ...

Pantalone. Gh’ ave una gran premura, patrona.

Rosaura. Non vorrei esser io cagione della morte d’ uno di loro. (1) Pap.: Oh cieli! Don Atomo, anima mia! Numi ecc.