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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/247


Pantalone. Sì ah? Brava, per non perder tempo.

Lelio. Io sono stato il mandatario di un tal congiungimento.

Pantalone. Bravo, sior, bravo.

Florindo. Non ha ella in tal guisa adempito il vostro volere ?

Pantalone. Mi me son uniforma al so desiderio. Ho gusto che la se sia destrigada, e che siè tutti tre contenti.

SCENA XI.

Ottavio e detti.

Ottavio. Ma caro Pantalone mio, quando andiamo a tavola? Convien sollecitare, se dopo pranzo abbiam da concludere que- sto negozio.

Pantalone. E1 negozio, sior Conte caro, el s’ha concluso avanti disnar.

Ottavio. Come? E fatto il matrimonio?

Pantalone. L’ è fatto.

Ottavio. Signor Lelio, è fatto tutto?

Lelio. Tutto no.

Pantalone. Via, via, quel che no s’ha fatto, se farà; andemo a disnar.

Ottavio. Ma arricordatevi della dote.

Florindo. Della dote non si è ancora parlato.

Ottavio. Voi come e’ entrate ? Si è parlato benissimo, e mille du- cati si devono mvestire sopra i miei beni.

Florindo. Per che ragione sui vostri beni?

Ottavio. Voi come e’ entrate ?

Florindo. Io dico...

Ottavio. A voi non tocca pcU’Iare. Siamo intesi col signor Pem- talone.

Florindo. E lo sposo non dirà nulla?

Ottavio. Voi come e’ entrate ? Ah Lelio, colui non sa niente.

Lelio. Sinora faccio la parte muta. A tempo e luogo profonderò i sentimenti dell’ interesscinte verbosità.