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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/232


Florindo. Suo cognato?

Lelio. Sì signore, suo cognato congiunto.

Florindo. Sposate voi qualche sorella del signor Pantalone?

Lelio. Oh ! sorella. Altro che sorella ! sposerò la sua femminina prole.

Florindo. La sua figliuola?

Lelio. Sì signore, l’ unico tronco della sua casa.

Florindo. E sposando la sua figliuola sarete suo cognato ?

Lelio. Certamente cognato per linea transversale.

Florindo. (Costui è un pazzo, non può esser vero). (da sé)

Lelio. Verrete voi alle mie nozze?

Florindo. Quando si faranno?

Lelio. Quando i raggi della luna riscalderanno l’ aria serena.

Florindo. Quand’è così, volete aspettare un pezzo.

Lelio. Un pezzo? Domattina mi vedrete in toro.

Florindo. Come in toro ?

Lelio. Ah, non avete studiato, non conoscete la figura del toro?

Florindo. Sì sì, avete ragione. (Povero sciocco, lo compatisco), (da sé)

Lelio. Oh, se sapeste quanto bene mi vuole la nostra sposa!

Florindo. Perchè dite nostra?

Lelio. Perchè la prendo per tutta la casa.

Florindo. Oh bellissima ! Volete prendere una moglie per tutta la famiglia?

Lelio. Sì signore, le mogli si prendono per la conversazione delle famiglie.

Florindo. (Mi fa da ridere a mio dispetto). (da sé)

Lelio. Ehi, l’ ho regalata.

Florindo. Dite da vero?

Lelio. Da verissimo.

Florindo. Cosa le avete donato?

Lelio. Un cerchio brillantato.

Florindo. Si brillantano i cerchi?

Lelio. Non sapete nulla. Voglio dire un brillante diamantato nel cerchio.

Florindo. Sì sì, v’ho capito.

Lelio. Oh cara ! Quant’ è vezzosa ! Che luci vermiglie ! Che ci-