Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/217


207

Ottavio. Ve n’assicuro io.

Pantalone. Ma con che fondamento?

Ottavio. Lelio ha parlato con lei, e fra di loro già sono intesi.

Pantalone. Sior Lelio s’ha inteso co mia fìa? La me perdona, stento a crederla.

Ottavio. Sì, s’è inteso con lei, e le ha dato un anello.

Pantalone. El gha dà un anello?

Ottavio. Ma con voi bisogna replicar tutte le parole. Questa è poca civiltà. Sì, le ha dato un anello ...

Pantalone. La senta. Se mia fia lo vol, se i s’ha intesi fra de lori, se el sior Lelio gh’ha dà un anello, se el la vol, mi ghe la darò. Finalmente el xe ricco.

Ottavio. E io che ve la chiedo, qualifico infinitamente un tal matrimonio.

Pantalone. Xe verissimo, rendo infinite grazie a vussustrissima, che con tanta bontà la se degna vegnir in casa mia.

Corallina. Siamo in villa, siamo in villa! Oh, questa è fatta.

Pantalone. Benissimo, semo intesi. Ala altro da comandarme?

Ottavio. Sì, un altro affare di pochissima conseguenza. Quanto date di dote a vostra figlia?

Pantalone. Segondo, la discorreremo.

Ottavio. Mille ducati li darete a me, ed io li pagherò il cinque per cento.

Pantalone. Ma ... la vede ben ... Bisogna che i daga al novizzo.

Ottavio. Già con lui siamo intesi; anzi gli fo una grazia a impiegargli il suo denaro con sicurezza.

Pantalone. Trattandose de dota ... Bisogna veder i fondamenti ...

Ottavio. Che fondamenti? Non ho io un palazzo?

Pantalone. El casca, lustrissimo.

Ottavio. Non ho una possessione?

Pantalone. La compatissa, el xe un brolo.

Ottavio. Non ho titoli?

Pantalone. La xe robba che no se vede.

Ottavio. Orsù, lo sposo è contento. Egli vi assicura la dote so-