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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/193


Arlecchino. Se la comanda anca eia ...

Corallina. La lassa, lustrissimo, ch’ el fenissa de marendar.

Ottavio. Via di lì, dico, ghiottone, villanaccio, indiscreto ! Hai tu bisogno di andar a mangiare fuori di casa?

Arlecchino. Coli’ occasion che in casa no se magna ...

Ottavio. Briccone, non mangi tu di quello che mangio anch’ io ?

Arlecchino. Siorsl, l’ è vera.

Ottavio. Dunque di che ti lamenti?

Arlecchino. Me lamento che magnemo poco tutti do !

Ottavio. Pezzo d’ asino. Un mio servitore tutto il giorno a man- giare qua e là per le case?

Corallina. In campagna xe lecito. Ghe va i patroni, ghe poi an- dar anca i servitori.

Ottavio. I miei servitori non hanno bisogno del vostro pane.

Corallina. Oh che fumo!

Ottavio. Che dite?

Corallina. 1 fa lissia C), sala, vien un fumo che no se poi star.

Ottavio. Presto, va al mio palazzo a spazzar le camere.

Arlecchino. Oh che fumo!

Ottavio. Come?

Arlecchino. No sentel? I fa lissia.

Ottavio. Animo, non fare che ti dia dcJle bastonate.

Arlecchino. Sentìu? bastonade, una delle tre piatanze. (a Corallina)

Corallina. Poveretto ! EI me fa pecca.

Ottavio. Vattene, che tu sia maledetto.

Arlecchino. Sior patron, una parola in secreto, e vago via subito.

Ottavio. Cosa vuoi ?

Arlecchino. Sta mattina ho magna ben. La polenta solita de casa ve la lasso tutta per vu. (via)

Ottavio. Impertinente, costoro non pensano che a mangiare, che a divertirsi, e non si curano di servir il padrone.

Corallina. Arlecchin, lustrissimo, el me par un bon flolazzo. Xe vero eh el xe un poco semplice, ma qualcossa da tutti bisogna (I) Bucato.