Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/265


LA LOCANDIERA 253

SCENA XV.
Fabrizio e detto.

Fabrizio. È vero, signore, che vuol il conto?

Cavaliere. Sì, l’avete portato?

Fabrizio. Adesso la padrona lo fa.

Cavaliere. Ella fa i conti?

Fabrizio. Oh, sempre ella. Anche quando viveva suo padre. Scrive e sa far di conto meglio di qualche giovane di negozio.

Cavaliere. (Che donna singolare è costei!) (da sè)

Fabrizio. Ma vuol ella andar via così presto?

Cavaliere. Sì, così vogliono i miei affari.

Fabrizio. La prego di ricordarsi del cameriere.

Cavaliere. Portate il conto, e so quello che devo fare.

Fabrizio. Lo vuol qui il conto?

Cavaliere. Lo voglio qui; in camera per ora non ci vado.

Fabrizio. Fa bene; in camera sua vi è quel seccatore del signor Marchese. CaRIno! Fa l’innamorato della padrona; ma può leccarsi le dita. Mirandolina deve esser mia moglie.

Cavaliere. Il conto. (alterato)

Fabrizio. La servo subito. (parte)

SCENA XVI.
Il Cavaliere solo.

Tutti sono invaghiti di Mirandolina. Non è maraviglia, se ancor io principiava a sentirmi accendere. Ma anderò via; supererò questa incognita forza... Che vedo? Mirandolina? Che vuole da me? Ha un foglio in mano. Mi porterà il conto. Che cosa ho da fare? Convien soffrire quest’ultimo assalto. Già da qui a due ore io parto.