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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/221


LA LOCANDIERA 209


tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

SCENA X.
Fabrizio e detta.

Fabrizio. Ehi, padrona.

Mirandolina. Che cosa e’ è?

Fabrizio. Quel forestiere che è alloggiato nella camera di mezzo, grida della biancheria; dice che è ordinaria, e che non la vuole.

Mirandolina. Lo so, lo so. Lo ha detto anche a me, e lo voglio servire.

Fabrizio. Benissimo, Venitemi dunque a metter fuori la roba, che gliela possa portare.

Mirandolina. Andate, andate, gliela porterò io.

Fabrizio. Voi gliela volete portare?

Mirandolina. Sì, io.

Fabrizio. Bisogna che vi prema molto questo forestiere.

Mirandolina. Tutti mi premono. Badate a voi.

Fabrizio. (Già me n’avvedo. Non faremo niente. Ella mi lusinga; ma non faremo niente). (da sè)

Mirandolina. (Povero sciocco! Ha delle pretensioni. Voglio tenerlo in isperanza, perchè mi serva con fedeltà). (da sè)

Fabrizio. Si è sempre costumato, che i forestieri li serva io.

Mirandolina. Voi con i forestieri siete un poco troppo ruvido.

Fabrizio. E voi siete un poco troppo gentile.

Mirandolina. So quel che fo, non ho bisogno di correttori.

Fabrizio. Bene, bene. Provvedetevi di cameriere.

Mirandolina. Perchè, signor Fabrizio? è disgustato di me?

Fabrizio. Vi ricordate voi che cosa ha detto a noi due vostro padre, prima ch’egli morisse?

Mirandolina. Sì; quando mi vorrò maritare, mi ricorderò di quel che ha detto mio padre.

Fabrizio. Ma io son delicato di pelle, certe cose non le posso soffrire.