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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/219


LA LOCANDIERA 207


Conte. Oh sì, mi ha da mostrare un gioiello. Mirandolina, quegli orecchini voglio che li accompagniamo.

Mirandolina. Eh no, signor Conte ...

Conte. Voi meritate molto, ed io i denari non li stimo niente. Vado a vedere questo gioiello. Addio, Mirandolina; signor Marchese, la riverisco! (parte)

SCENA VIII.
Il Marchese e Mirandolina.

Marchese. (Maledetto Conte! Con questi suoi denari mi ammazza). (da sè)

Mirandolina. In verità il signor Conte s’incomoda troppo.

Marchese. Costoro hanno quattro soldi, e li spendono per vanità, per albagia. Io li conosco, so il viver del mondo.

Mirandolina. Eh, il viver del mondo lo so ancor io.

Marchese. Pensano che le donne della vostra sorta si vincano con i regali.

Mirandolina. I regali non fanno male allo stomaco.

Marchese. Io crederei di farvi un’ingiuria, cercando di obbligarvi con i donativi.

Mirandolina. Oh, certamente il signor Marchese non mi ha ingiuriato mai.

Marchese. E tali ingiurie non ve le farò.

Mirandolina. Lo credo sicurissimamente.

Marchese. Ma dove posso, comandatemi.

Mirandolina. Bisognerebbe ch’io sapessi, in che cosa può Vostra Eccellenza.

Marchese. In tutto. Provatemi.

Mirandolina. Ma, verbigrazia, in che?

Marchese. Per bacco! Avete un merito che sorprende.

Mirandolina. Troppe grazie. Eccellenza.

Marchese. Ah! direi quasi uno sproposito. Maledirei quasi la mia Eccellenza.

Mirandolina. Perchè, signore?