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Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 1, 1911 - BEIC 1832099.djvu/17

PROEMIO 11

esprime le sue conghietture sui probabili avvenire, egli è convenuto in giudizio come autore dei casi che prenunzia. Il che è come l’imputare a un medico e ad un astronomo le crisi e le ecclissi da loro pronosticate. Bisogna capacitarsi che l’uomo non può nulla contro l’ordine reale degli esseri, e che la maestria civile consiste non mica nel rivolgere e contrastare le leggi fatali che guidano le umane vicissitudini, ma nello studiarle e, conosciute, secondarle per cavarne profitto. Quando un modo di vivere comune prevale in un dato luogo e tempo, esso vuoisi attribuire a chi preordinava a principio quel concorso di cagioni secondarie e di accidenti che lo introdussero e lo mantengono, cioè alla Providenza, la quale, per cagion di esempio, è nel vecchio mondo di Oriente monarchica da molti secoli, come nel nuovo di America è oggi repubblicana. L’apporre adunque le innovazioni politiche portate dagli eventi a chi le antivede è non solo ridicolo, ma di una semplicità superiore a quella degli antichi teucri, i quali non porsero fede ai vaticini di Cassandra, ma, per quanto io mi sappia, non la chiamarono in colpa dell’eccidio di Troia. — A ogni modo, sei tu monarchico o repubblicano? Noi vo gliamo saperlo subito subito; perché se l’elezione non ci quadra, butteremo via il tuo libro senza durar la fatica e la noia di leggerlo. — Signori critici, per quanto io desideri di andarvi ai versi, mi è difficile il rispondere categoricamente alla vostra domanda. Imperocché, a dirvi il vero e a parlare propriamente, io non sono né l’uno né l’altro. — Che cosa sei tu dunque? — Io sono italiano. Non vi pare che questa qualificazione basti all’onore ed al credito di un galantuomo? Io sono oggi quel che fui in addietro, imperocché fra le varie forme di libertà civile io non ho mai parteggiato per Luna in modo che inimicassi assolutamente le altre, come raccoglierete da quest’opera. E però testé io concedeva solo per un presupposto che le mie dottrine presenti contraddicano alle antiche. Imperocché io voglio ora la nazionalità civile, che è quanto dire la libertà, l’unione, l’indipendenza d’Italia, come la volli fin da quando cominciai a scrivere, sebbene per sortire questo fine io non proponga