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Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 1, 1911 - BEIC 1832099.djvu/14


8 DEL RINNOVAMENTO CIVILE D’ITALIA

Nel secondo libro tratterò delle sorti avvenire della patria nostra, argomentando dai casi presenti e passati e dalle condizioni di Europa. Mi studierò di determinare i caratteri delle mutazioni che si preparano, senza uscire però dai generali, giacché la previsione politica non può stendersi oltre il giro di essi. La ragione si è che tutti gli eventi umani nascono dal concorso di due cause: l’una fatale a rispetto nostro, che consiste nelle leggi governatrici del mondo civile; l’altra libera, che versa nell’arbitrio degli uomini, il quale non può distruggere sostanzialmente le dette leggi, ma può, si in ordine al tempo come quanto al modo, variarne in mille guise l’esecuzione. Ora egli è chiaro che sola la prima parte può essere preconosciuta da noi mediante l’esperienza e la storia avvalorate dall’induzione, le quali traggono dai fatti presenti e passati la notizia di quelle leggi universali che governano eziandio l’avvenire. Tuttavia anche stando nel giro delle generalità, il periodo futuro dei rivolgimenti d’Italia e di Europa ci si rappresenta cosi disforme dal primo, che gl’ingegni poco avvezzi a meditare gli ordini naturali dei progressi civili saranno inclinati a ripudiare l’una o l’altra delle due parti in cui si divide il mio lavoro, e forse le rigetteranno amendue ugualmente. A questi parrà troppo timida la politica da me espressa intorno ai fatti preteriti, a quelli troppo ardite le mie previsioni dei casi futuri. E i primi e i secondi mi accuseranno per avventura di contraddizione, come se discorrendo dell’avvenire io ripugni a quelle massime che ho professate in addietro, lo voglio concedere per un momento che ci sia contraddizione; ma dico che essa non è mia, si bene degli uomini e della Providenza. La Providenza sottopose le cose umane alla legge del progresso civile mediante la quale il mondo si muta di continuo e gli eventi passati non si ripetono. Gli uomini poi hanno il tristo privilegio di rendere coi loro errori di mano in mano impossibile quel bene che dianzi si potea conseguire, facendo spesso che le speranze di ieri oggi svaniscano, e quelle d’oggi si spengano per la dimane. Il che non credo che abbia d’uopo di prova, verificandosi a ogni istante non solo nelle cose pubbliche, ma eziandio nel giro assai più