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lungo la francia e l'italia 91


carrozza, dicendo al cocchiere che mi conducesse al Cordon bleu, ch’era il prossimo albergo.

Ma per forza di fatalità, coni’io credo, arrivo di rado al luogo per cui m’incammino1.

XLIV

LE PÂTISSIER

VERSAILLES

Né fui a mezza via, che mutai strada, e pensai: — Potrei pure, poiché ci sono, dare una scorsa a Versailles. — E, tirando il cordone, dissi al cocchiere che andasse attorno per le vie principali, da che mi pareva che la città non fosse assai grande. Il cocchiere mi domandò scusa se per mio lume diceva che anzi la città era magnifica e che molti de’ primi duchi, marchesi e conti v’avevano des hôtels. Il conte de B***, del quale la sera innanzi il libraio m’aveva si favorevolmente parlato, mi venne subito in mente. — E perché non andremo — mi disse il cuore — dal conte de B***, che ha in tanto concetto i libri inglesi e gl’inglesi? Gli dirò il caso mio. — Cosí mutai strada due volte; anzi tre: perch’io m’era obbligato per quel giorno con madame de R***, rue des Saints-Pères; e le aveva fatto divotamente significare dalla sua fille-de-chambre ch’io la visiterei domattina senz’altro: ma le circostanze mi governano, né io so governarle. Vidi frattanto a capo della via un uomo ritto davanti a un canestro, che vendeva non so che; e vi mandai La Fleur, acciocché s’informasse dell’hôtel del conte de B***.

  1. «Quanto al punto capitale di questa lettera... Povero me! il foglio è pieno, e il punto capitale mi resterà nella penna; e lo scriverò chi sa quando. Non mi attenterò di promettere il quando; perché io per destino sono fatto a sghembo; e vo innanzi e indietro tuttavia di traverso, né posso saper dove riescirò co’ miei pensieri. Addio dunque». Lettere dell’autore, vol. iii [F.].