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lungo la francia e l'italia 35


di continuo mostrando a ogni passo del suo cammino, non trascura nulla di quanto egli può lecitamente toccare!

Se non riesce una cosa, riescirà un’altra; né importa: fo un saggio a ogni modo dell’umana natura; la mia fatica m’è premio; mi basta: il diletto dell’esperimento tien desti i miei sensi e la parte spiritosa del mio sangue, e lascia dormir la materia.

Compiango l’uomo che può viaggiare da Dan a Bersabea1, ed esclama: — Tutto è infecondo! — ed è: e tale è l’universo per chiunque non vede quanto ei sarà liberale a chi lo coltiva. — Ponetemi — diss’io stropicciandomi lietamente le mani — dentro a un deserto, e troverò di che farmi rivivere tutti gli affetti: ne farei dono, non fosse altro, a qualche mirto soave; e mi cercherei per amico un malinconico cipresso, corteggerei le loro ombre, e li ringrazierei affabilmente della loro ospitalità; vorrei intagliare il mio nome sovr’essi, e giurerei ch’ei sono i piú amabili fra gli alberi del deserto: se le loro foglie appassissero, imparerei a condolermene; e, quando si rallegrassero, mi rallegrerei con essi. —

Smelfungus, uomo dotto, viaggiò da Bologna-a-mare a Parigi, da Parigi a Roma, e via cosí; ma si partí con l’ipocondria e l’itterizia, ed ogni oggetto, da cui passava, era scolorato e deforme. Scrisse la storia del suo viaggio; la storia appunto de’ suoi miseri sentimenti.

Incontrai Smelfungus sotto il gran portico del Panteo: ei n’esciva.

— La è poi — mi diss’egli — un’enorme arena da galli.

— Non aveste almen detto peggio della Venere de’ Medici! — gli risposi; da che, passando per Firenze, io aveva risaputo che egli s’era avventato alla dea e trattatala peggio d’una sgualdrina, e senza la minima provocazione in natura.

  1. Dan era l’estrema parte settentrionale, e Bersabea l’estrema australe della terra del popolo di Dio; e nell’Antico Testamento «a Dan usque Betsabee» assai volte significa un lunghissimo viaggio. Regum I et II [F.].