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Il medico consigliò X***, luogo più caldo, più remoto e tranquillo di Sassari. Lo stesso giorno, Marco scrisse allo zio Salvatore per la palazzina ed espresse a Lara il volere del medico. Lara ne restò contentona. Non le disse però nulla della palazzina, volendole preparare una sorpresa; e appena fu ristabilita, ripresero il viaggio. Nonostante le raccomandazioni del medico, lo prolungarono assai. Le tasche di Marco erano ben foderate a biglietti da mille; Lara, completamente guarita, diceva di sentirsi in vena di intraprendere un viaggio in Africa: sicchè si spinsero sino in Svizzera, vi rimasero tutta la primavera, poi diedero una sbirciatina a Parigi, passarono per Nizza e tornarono ai silenzi delle solitudini sarde quasi un anno dopo le nozze, sempre più innamorati, pieni di ricordi e di meraviglia per le cose vedute, ma sempre amanti della loro verde e selvaggia Sardegna.


IV.

Arrivati a X***, rimasero almeno una settimana in casa di don Salvatore, sinché la palazzina non fu posta in ordine. — La famiglia di don Salvatore era il vero tipo della famiglia sarda benestante.

In paese passava per aristocratica, ma figuratevi voi che razza di aristocrazia fosse. Lui, don Salvatore, un bell’uomo sui trentacinque anni, aveva fatte tutte le scuole di X***, e con la sua energica volontà, benchè fosse poco istruito. Aveva immensamente allargato l’avito patrimonio, talchè ora contava fra i primari possidenti dei dintorni. Come dicemmo, la sua istruzione era assai limitata; don Salvatore non aveva mai avuto il tempo d’istruirsi; però i suoi affari sapeva ben farli; e nessuno poteva vantarsi di averlo una volta almeno burlato, oh no! In società, don Salvatore si permetteva di chiacchierare di politica, anzi su tal proposito aveva