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dal sorriso, del profondo eppure impenetrabile sguardo di Ferragna; ma il primo venuto, il villano più ignorante, al solo sentirlo parlare scorgeva in lui il giovine più bravo, più onesto, più affettuoso che si possa immaginare. — E Lara sulle prime s’era innamorata della sua voce senza neppure conoscerlo: della sua voce udita cantare una poesia d’amore, ardente, melanconica, fra i silenzi azzurri di una notte plenilunare, vibrata nella solitudine della campagna deserta e del cielo bianco scintillante. — Da più di un anno Lara aveva conseguito il suo ideale di fanciulla allevata fra le gentilezze e i sogni diafani di collegio, il suo ideale che Marco realizzava completamente; eppure lei provava sempre la stessa sensazione di voluttà, di gioia, lo stesso palpito provato in quella notte, ogni volta che Marco le parlava. L’ascoltava in estasi e quella voce adorata le scendeva nell’anima ricercandole le più intime fibre, con la stessa insinuazione, con lo stesso fascino con cui la cadenza della musica sacra dell’organo s’insinua in un’anima mistica e artista fra i solenni silenzi della penombra di una chiesa e i profumi inebbrianti dell’incenso.

La bella e ardente fanciulla adorava Marco in tutta l’estensione del termine; il suo amore era qualcosa di strano, di pazzo; un amore, che se contrariato la avrebbe uccisa, che pure così corrisposto la consumava ancora, le assottigliava l’anima e la fantasia. Guai se Marco la lasciava un’ora, un solo istante! Le pareva che tutto fosse vuoto intorno a lei; e se l’assenza doveva prolungarsi, piangeva quasi le fosse accaduta una qualche disgrazia. Ma quando Marco ritornava e pigliandola fra le sue braccia robuste le esprimeva a baci tutto il suo amore, Lara finiva col ridere della sua pazza angoscia, si chiamava bambina, si prometteva di non desolarsi più... e ricominciava da capo appena lui dovea allontanarsi di nuovo.

Marco per lei era tutto: vita, mondo, Dio. Nulla e-