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come se ne era innamorato e come intendeva sposarsela benché la sua famiglia fosse contraria al suo matrimonio. Don Salvatore ne fu sulle prime sbalordito. Ah, a X*** non si fanno così i matrimonî, no, Dio buono: un giovine, specialmente se trovasi in buona posizione, prima di decidersi a prender moglie, ci pensa su per due o tre anni... eppoi, dato il caso che vi si decida, ascolta prima il parere non solo della famiglia, ma del paese intero, e si comporta secondo il consiglio dei savî.

Così la pensava don Salvatore: ma siccome era uomo di senno e abbastanza istruito nella sua qualità di cavaliere e proprietario pensava pure che secondo i paesi i costumi; e i costumi di Sassari dovevano essere assai diversi da quelli di X***, perchè Marco Ferragna, nel chiedere la mano di Lara, vestito inappuntabilmente in abito da società, e inguantato, aveva gli stivaletti verniciati, il che non si vedeva tutti i giorni in X***.

— Mia nipote si chiama Maura, non Lara — osservò lo zio dopo aver dato il suo solenne a Marco.

— Lo so, — risposo questi, — ed è da pochi giorni che Maura si fa chiamare Lara, dono aver letti i versi della contessa Lara, in omaggio della illustre poetessa. Li ha letti lei, don Salvatore, o piuttosto zio Salvatore?... Non meritano che una gentile e bella signorina come Maura cambi per loro il suo nome?... — Don Salvatore sorrise e scosse la testa: in realtà lui conosceva molti versi, da quelli del Dore a quelli dell’illustre Paolo Mossa, ma questo contessa Lara non sapeva chi fosse.

— Che vuole? — si scusò. Io non ho tempo di leggere i bei libri e non conosco nulla... nulla. Sono sempre occupato in campagna ed ho appena qualche volta il tempo di leggere la Unità Cattolica in casa di prete Giovanni...

Questa dichiarazione troncò sul labbro di Marco la storia dei sette infanti di Lara che stava per racconta-