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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/53

34 meditazioni sulla storia d’italia

lasse i principî stessi fondamentali del diritto comune, della libertà, della sicurezza pubblica stabiliti dalla presente convenzione».

Siccome gli inglesi abbandonano la causa difesa con mezzi illegali, cosí in Inghilterra ogni regime arbitrario deve temere le violenze delle rivoluzioni conservatrici.

Siccome l’Italia non ha l’idea del diritto, nessun regime — anche mirabile — puó durare. Quale mirabile sforzo, quale slancio hanno gli Italiani quando si tratta di compiere rivoluzioni rivoluzionarie. Con quale coraggio rischiano la loro vita in guerre civili spaventose a cui non manca che la penna di un Tucidide. Ma niente resiste.

In Italia la vita è distrutta dalle forze stesse che l’alimentano ed è alimentata dalle forze stesse che la distruggono: l’immaginazione, che crea la bellezza e provoca il disordine; la riflesione che si esercita a affermare e a negare; l’esaltazione dell’io che si corrompe in invidia. Tra le sue forze creatrici e le sue forze distruttrici, tra la sua grandezza e la sua corruzione si stabiliscono degli scambi miracolosi: l’una nasce dall’altra: il male dal bene, il bene dal male. L’intelligenza stessa dell’italiano è formata e affinata dalle difficoltà della vita; ma questi cattivi e ammirevoli geni della razza italiana sono onnipotenti; nessuna saggezza li frena. L’Italia deve essere stata incredibilmente feconda, perchè dieci secoli di una civiltà cosí stremante non abbiano lasciato soltanto delle rovine.