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I.

EGLOGA I.


ERGASTO


E

RA il Sol ver l'Occaso, à la stagione,
Che s'infiorano i prati; et io pensoso
     Moveva lento il piè lungo il Mugnone;
Pochi passi mutai, che dove ombroso
     In alto si solleva un bel Cipresso
     Vidi Ergasto seder sul prato erboso;
Crespa fronte, irto crin, ciglio dimesso,
     Nulla havea di letitia, in mezo a' fiori
     Giacea la lira, et ivi l'arco appresso;
Poiche dietro al pensier de suoi dolori
     Per lungo spatio àndò da se lontano,
     Trasse dal mesto petto un sospir fuori;
Indi la lira sollevò dal piano
     Con la sinistra, e già disposto al canto
     Recossi l'arco ne la destra mano;
Ove le corde hebbe tentate alquanto
     Ricercando su lor tuono di guai
     Fece si fatte udir note di pianto;
Veggonsi sù l'April ranci gli herbai
     Da che ti ci furò nostra sventura
     Ne qui più Tirsi odorano i rosai;
Sempre sta sù quest'aria un'uggia oscura,
     Ben dovuta compagna a' nostri duoli,
     Onde più messe omai non si matura;