Pagina:Egloghe (Chiabrera).djvu/12


29


IIII.


Damone.


SPARITA ancor non era la Diana

Che ne l'orto n'entrai del bono Ameto

E mi lavai le man ne la fontana;
E le più fresche foglie del laureto,

E spico colsi, che fioriva intorno

E colsi sermolino, e colsi aneto;
Poi come al mondo fe vedersi il giorno,

M'ha condotto ardentissimo desio

Il tuo caro sepolcro à farne adorno;
Qui ti verso con l'herbe il pianto mio,

E qui ritornerò mesto sovvente;

A Dio già Tirsi, et hora polve, à Dio.
Ma qual fiero latrato oggi si sente?

Forse nel sangue de l'inferma greggia

L'insidioso lupo innaspra il dente?
Ah Dio che tanto male oggi non veggia;

Melampo già tu sai, che'n fedeltate

Can di pastore alcun non ti pareggia.
O ben difese, o belle torme amate;

Di latte fecondissimo drapello

Solo sostegno a la mia stanca etate;
Per l'ombra di si fresco valloncello,

Ove si dolci corrono l'aurette;

Ove si chiaro mormora il ruscello;
Itene pecorelle, ite caprette;

Mandra forse non è, che'n altro prato

Haggia da pascolar si molli erbette;