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in quella luce misteriosa di luna invisibile; nello sfondo dell’orizzonte, tra i vapori lattei diffusi, serpeggiava a zig-zag una linea sottile di cielo limpido che sembrava un fiume azzurro scorrente in una pianura, con qualche fuoco notturno alle rive.

Isidoro chiuse la porta e tornò a lavorare, sospirando.

XI.

Era la vigilia dell’Assunzione; un mercoledì caldissimo e nuvoloso.

Zia Martina filava sotto il portico, e Giovanna, incinta, mondava il grano. Mentre di solito per questa faccenda occorrono due donne, ella doveva compierla da sola, rimescolando il grano nel vaglio per toglierne le pietruzze, e poi mondandolo attentamente sopra un pezzo di tavola posato entro un gran canestro. Giovanna sedeva per terra, davanti al canestro, con a fianco una corba piena di grano color d’oro polveroso: invece d’ingrossarsi, la «moglie dei due mariti», come la chiamavano in paese, s’era dimagrata: aveva il naso un po’ gonfio e rosso, gli occhi cerchiati, e il labbro inferiore sporgente pieno di disgusto. Alcune galline arruffate, che di tanto in tanto si scuotevano lasciando per terra molte piume, assediavano il canestro arrivando talvolta a ficcarvi