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duemila persone erano accorse al convegno; parecchie centinaja dovettero andarsene per non vi poter entrare; e gremite di teste apparivano in tutte le interne parti del teatro. Non un malcontento, non uno strepito, non inquietudine in onta allo stipamento ed al calore. Brillante era la illuminazione, e l’adunanza si apriva alle ore sette e mezza. Allo apparire al banco della Presidenza Vincenzo Gioberti accompagnato dai Segretari, e dal restante del Magistrato Presidenziale, fu uno scoppio universale di evviva e di plausi, che durò, e si ripetè per alcuni minuti. Pronunciò il discorso, che qui si legge il primo della serie; e non si può esprimere l’universale soddisfazione, che in tutta la folla silenziosa e pendente dal suo labbro produsse col suo dire robusto, stringente, pieno di vita, e di calore italiano. Basti dire, che incominciato fra i plausi, fu interrotto più volte, e terminato fra i plausi strepitosi. E però è falso quanto affermò il giovane articolista del Risorgimento sig. Boggio, che taluna parte del discorso del Presidente sembrasse a molti inopportuna. Quei molti non esistevano che nella sua immaginazione; dappoichè non osarono mostrarsi, e tutta la folla applaudiva più forte appunto là, dove il sig. Boggio vorrebbe far credere che fosse inopportuno il dire dell’Oratore; quasi che a giudicare della opportunità, od inopportunità di quelle parole possa credersi giudice più competente il sig. Boggio, o non piuttosto Chi le pronunciava, quegli stesso essendo, che qualche mese fa teneva le redini del potere.