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20 SECONDA

Eran sognate idee, sterili detti,
Ornamento primier di libri, e carte,
Che il secol guasto alla follia consacra.
Tali pregi lasciamo a chi di quelli
25Avido è sì, che il nome suo ne adorna:
Che vago di destar co’ dolci incanti
D’un estro agitator sordide voglie,
Sacerdote di Pafo a’ sozzi templi
Guida i mortali, e la ragion non cura.
30Di render questa in noi vieppiù perfetta
Si tentava a vicenda, e il nostro amore
Più ci rendea della virtude amanti.
Che bei dì si godean, quando l’arene
Sferza il Lion feroce, entrambi assisi
35D’un fresco rio sulla fiorita sponda,
Aure traendo di gentil Favonio,
Che la dolce amistà rendea più grate!
E quanti giorni al tempestar del verno
Più brevi ci rendea nobil contrasto,
40Che innocenza e virtù tra noi destava!
Bella cara Amistade, amabil frutto,
Che de’ Cieli al favor tra noi germoglia,
Per renderci felici! Assai men grato
Quel nettare è di te, che in Ibla sugge
45L’ape da’ fior non violati ancora.
Quando scende tra noi dall’alte sedi
L’alma felicitade, invan s’aggira
Tra l’ostro e l’oro, e sol di lui si rende
D’un vero amico il sen degno soggiorno.
50Più grata a se divien allor che vive
In due cori, che l’uno all’altro è legge,
E tranquillo nell’un l’altro riposa.
     Cara Amistade, invan sua falce avventa
A tuo danno la morte, e il Veglio edace.
55Ti sento in seno ancor, benché di morte
Sia preda il caro amico, e non si perde
Quel sommo ben, che di te sola è figlio
Entro il giro de’ tempi. Ah sì, si canti
Or di te sola, e il canto mio tu reggi.