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NOTTE. 15

Quanto debole mai, quanto ristretta
525È la vista dell’uomo! Ella non puote
Del momento presente esser più estesa.
L’istante successivo in densa nube
S’asconde, e il tempo si presenta a noi
Quasi rapido stral, che passa e vola.
530Giura al destino ciascheduno istante
Silenzio esatto sulla nostra sorte
Finché giunga ad unirsi alla catena
De’ nostri giorni: e intanto che sul nostro
Fato tace il futuro, ogni momento,
535Che scorre, cominciar può il corso eterno.
Pe’ decreti di Lei, che tutto crea,
Ciò, che posson produr tutti gl’istanti,
Un istante lo può, nè vario il dritto
È che all’ore fissò l’Arbitro Eterno.
540Qual più orgogliosa, e temeraria idea
Sorger può dunque in cor dell’uom che quella
Di contar, di fidarsi al dì che viene?
E dov’è questo dì? Quanti in un’altra
Regione andranno a ricercarne! In questa
545Per alcun non è certo, e sopra un forse
Di niuna fede per sue tante, e tante
Menzogne, come su marmorea base,
Senza fine fondiam nostro speranze?
Tutti gonfi d’idee, pieni di speme
550Pel susseguente giorno, oggi si muore.
Ah non contava ancor Filandro i giorni,
Ne’ quai l’uom pensa al suo funebre albergo.
     De’ nostri errori tutti error più strano
È che la vita ancor presso al meriggio
555Noi riguardiam qual biancheggiante aurora.
D’essere saggjo a se stesso ognun promette.
L’uomo attual fa plauso innanzi tempo
All’uomo, che sarà. Di tal futura
Saviezza concepisce il proprio amore
560Un immaturo orgoglio... Oh quanti belli
Saran quei dì, che non vivran giammai!
Si lascia in preda alla follia quel tempo,