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stici anche i topi ed i ragni. In Italia una Biblioteca di cento opere popolari, allo stato della nostra cultura presente, sarebbe tutto quello che potrebbe essere.

Avviene a un di presso lo stesso nella statistica dell’istruzione elementare. Si tien conto del numero delle scuole, ma non si sa se in esse si faccia profitto. Non è dal consumo dei banchi delle scuole che può rilevarsi l’aumento dì cultura d’un popolo, ben altri criteri debbono cercarsi per dare giudizi intorno a ciò.

In tutti gli opuscoli che su quest’argomento si pubblicarono in Italia, gli scrittori si contentarono di provar l’utilità in generale delle Biblioteche, senza darsi un pensiero d’indicare le regole per tradurre in atto questa utilità possibile. Taluno si ferma tanto in coteste vaporose generalità da confondere in uno la Biblioteca ad uso degli studenti d’un liceo con quella modesta raccolta di libri, i quali noi vorremmo vedere andar fra le mani dei contadini duranti le lunghe sere d’inverno.

E non ricevi tu pure ad ogni giorno circolari ed inviti per soccorrere con doni a questa o a quella Biblioteca nascente? Che vuol dir ciò? Vuol dire che si erede d’avere una Biblioteca popolare quando si sono accatastati de’lìbri dovunque vengano. Per non parere scortese tu mandi a questo e a quello non solo ciò che tu scrivesti, ma spandi quello che è stato scritto da altri, purché tu vegga che il dono che tu fai possa giovare all’educazione del nostro popolo. Ma saranno tutti al par di te oculati nella scelta di libri che si mandano in dono? Permetti che io ne dubiti, tanto più dopo che vidi raccomandato dalla Commissione di Firenze quel tal catalogo, di cui parlava poc’anzi.

A far argine a coteste idee correnti, e diciamolo francamente, a cotesti pregiudizi quant’altri mai perniciosi, sono volti gli scritti che intitolo al tuo nome. I quali pigliano