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bero interdire al Governo il favoreggiare con appositi sussidi e istituzioni educative. Quali inconvenienti potranno nascere qualora il Governo col mazzo de’ suoi prefetti eccitasse i comuni ad iscriversi a questa associazione, e quando concedesse gratuito l’invio de’ libri, che si stamperanno, alle varie Biblioteche? Quale spesa potrebbe cagionare al Governo se mandasse in dono alle Biblioteche popolari un esemplare di quelle leggi che voglionsi divulgare il più che sia possibile? Questa ingerenza salutare e benefica non dovrebbe far ombra ad alcuno.

Chi esamina il secondo articolo del progettato statuto vedrà un mezzo abbastanza facile di attivare un progresso sicuro nella letteratura popolare; giacché ad ogni anno si avrebbe un buon centinaio di relazioni intorno ad opere di questo genere, le quali formerebbero un vero inventario, e preparerebbero gli elementi di quel catalogo utilissimo, dì cui si parlò più sopra. Aggiungasi che lo studio di ciò che si ha, varrà ancora a far manifesto quello che ci manca. Quando l’intiera nazione rappresentata da questi comitati chiede una data opera, cotesta richiesta avrà più valore che la voce d’una sola Accademia. Chi mi sa dire quanti valenti scrittori, i quali reputarono sin qui il volgo come profano, ambiranno all’ultimo il nobilissimo onore di piacere a quel volgo che disprezzavano? L’odi profanum vulgus et arceo si lascierà ai poeti cesarei ed ai letterati cortigiani.

Col numero 3 si cerca d’incoraggire i Comuni a soscrivere per più azioni, acciocché abbiano in pronto più esemplari della stessa opera. Il che è assolutamente necessario, ove si abbia in animo di fare Biblioteche circolanti. Un libro che molto piaccia ad un primo lettore, sarà ben tosto ricercato da altri; e la Biblioteca dev’essere in grado di appagare i voti di coloro che faranno ad essa ricorso. Non par