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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/12


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Era un borghese, di media statura, grosso, vestito modestamente, con un cappello a cencio e una vecchia cravatta attortigliata attorno al colletto molle di una camicia di colore.

Sulle prime il capo-macchia lo credette un vecchio, ma esaminandolo meglio si accorse che nonostante la sua figura molle e i suoi capelli grigi l’uomo era giovane ancora e d’aspetto non volgare. La sua pelle era bianca, gli occhi neri e vivi: e i denti bianchissimi apparivano fra due labbra fresche, giovanili. Ma una barba grigiastra e ispida copriva le sue guancie giù fino al collo grosso; e un’espressione di stanchezza, di debolezza, come nei vecchi grassi, faceva apparire ancor più molli i suoi lineamenti.

Appena fu seduto parve rianimarsi alquanto; allungò il piede fasciato con un fazzoletto, e sentì subito il bisogno di far sapere che non era un vagabondo, nè un pezzente, ma un proprietario.

— Ho qui un pezzo di terra! Ho un cavallo indiavolato, che pascolava là intorno (accennò la campagna che si lasciavano addietro). Ero venuto per cercarlo, perchè dovevo recarmi a Nuoro, ma non l’ho trovato. Ma lo avran preso i benefattori, che non mancano da queste parti.