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vi. «il conte di carmagnola» 177

parti, il tempo può essere anche un secolo. L’unità di tempo non sono le ore materialmente prese. Nel Cinque Maggio abbiam veduto quel passo:

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno...,

nel quale sono accumulati fatti accaduti in dieci o dodici anni, e tutto questo tempo vi sembra un minuto paragonandolo coll’idea che il poeta ha voluto esprimere.

Ed anche il luogo lo fa la situazione, e se questa esige il giro del mondo, voi lo girerete senza che nemmeno vi sembri uscire dalla vostra stanza, se il poeta ha ben riprodotto dappertutto nelle parti l’insieme.

Ecco dunque come quelle regole prese in senso assoluto debbono dirsi assurde, ma sono vere quando proporzionate, non materialmente, alla natura della situazione.

Cerchiamo di applicare al Conte di Carmagnola questi criterii intorno al meccanismo che abbiamo dovuto stabilire, in dipendenza del criterio organico dell’arte, del principio della vita, che determinammo nell’altra lezione.

Manzoni ha voluto rappresentare la lotta tra il potere civile e il potere militare. Che cosa è la totalità organica, vivente di questa tragedia? È, non quale la dà il Conte di Carmagnola preso in se stesso, ma quale la dà l’idea che è passata pel capo di Manzoni, cioè l’idea di quella lotta tra i due poteri. Avviene perciò che la vita di Carmagnola è spezzata in due grandi parti, e la prima giunge fino al momento in cui egli arriva a Venezia: parte questa piena d’interesse, ma non rappresentata, fatta narrare da’ personaggi. La tragedia comincia quando si sviluppa la lotta tra i poteri. Accettiamo la situazione così qual’è, vediamo ora come Manzoni ha saputo trattarla. Che cosa suppone una lotta tra il potere civile e il potere militare? Suppone un processo psicologico, una storia dell’anima umana, rispetto all’uno e all’altro de’ due poteri; e siccome questi sono personificati in Marino e nel Conte di Carmagnola, suppone una storia di questi personaggi, un processo psicologico per cui essi comin-

12 — De Sanctis, Manzoni.