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Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/35

32 ricordi di parigi


ricamate, badando sempre ai piedini e alle code, in mezzo a un mormorio sordo, diffuso, affret­tato, sul quale echeggiano i colpi sonori delle bottiglie stappate, dentro un polverìo finissimo che vien su da quel terribile asfalto che brucia i talloni alle ragazze. Non è più un andirivieni di gente; è un ribollimento, un rimescolìo feb­brile, come se sotto la strada divampasse una fornace immensa. È un ozio che pare un lavoro, una festa faticosa, come una smania e un timore di tutti di non arrivare in tempo a prender po­sto al gran convito. Il vastissimo spazio non ba­sta più alla moltitudine nera, elegante, nervosa, sensuale, profumata, piena d’oro e d’appetiti, che cerca con tutti i sensi tutti i piaceri. E di minuto in minuto lo spettacolo si ravviva. Il via vai delle carrozze somiglia alla fuga disordinata delle sal­merie d’un esercito in rotta; i caffè risuonano come officine; all’ombra degli alberi si strin­gono i dolci colloqui; tutto s’agita e freme in quella mezza oscurità, non ancor vinta dall’illuminazione