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Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/158


vittor hugo. 155


sente, in fondo a sé stesso, chè la qualificazione di «ingegno», da qualunque attributo accompa­gnata, non basta per lui. Potete preferirgli una legione d’altri ingegni viventi; ma siete costretti a riconoscere che alle mille teste di quella legione sovrasta la sua. Potete voltargli le spalle, ma non potete fare un passo senza mettere il piede sulla sua ombra. Ma è difficile credere che la ripu­gnanza dell’indole, o la disparità del gusto e delle idee, o l’odio di parte possano tanto in un uomo da fargli negare la grandezza che presentano in­sieme le creazioni, le lotte, i trionfi, gli er­rori e gli ardimenti di questo vecchio formi­dabile. Per me, penso ai suoi cinquanta vo­lumi, pieni d’ispirazioni e di fatiche, in cui si rivela col genio prepotente una volontà indoma­bile e una tempra fisica d’acciaio; penso ai tor­renti di vita che uscirono dal suo petto, all’amore immenso che profuse, alle ire selvaggie e agli odii implacabili che provocò e che gli in­furiarono nell’anima; ricorro la sua vita da quando