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Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/148


vittor hugo. 145


dice, corregge, aggiunge, modifica, rettifica, sfuma, cesella, brunisce. A un tratto il soffio della grande ispirazione lo investe, e allora butta via il pen­nello delicato, e, come il Goya faceva, dipinge a furia con quello che gli casca fra le mani, spande i colori colle spugne, getta le grandi macchie cogli strofinacci e le scope, dà i tocchi di sentimento a colpi furiosi di pollice che sfon­dan la tela. Il suo stile è tutto rilievi acuti, rialti di granito, punte di ferro e vene d’oro, pieno d’asprezze e d’affondamenti oscuri, rotto qua e là in grandi squarci, da cui si vedono prospetti con­fusi e lontani; ora semplice fino all’ingenuità sco­laresca, ora architettato coll’arte sapiente d’un pensatore; a volta a volta acqua limpida e mare in burrasca, su cui errano nuvole rosee che riflet­tono il sole o nuvole nere da cui si sprigiona la folgore. Le immagini nuove e potenti pullulano a miriadi sotto la sua penna, e le idee gli erom­pono dal capo armate, impennacchiate, sfolgoranti e sonanti, qualche volta offuscate dalla ricchezza

Ricordi di Parigi. 10