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giorno non si ragiona? Il venerabil vecchio vuole udirmene parlar sempre. Gli ho narrato le accuse di Anito, il giudizio degli ateniesi, gli ultimi momenti, le parole colle quali il piú giusto de’ greci die’ fine alla sua vita... Queste parole furon dirette a te, ottimo Critone... Egli rammenta il viso, gli atti, la favella degli anni tuoi giovanili, quando egli venne in Atene; ama ripetere i ragionamenti tenuti, nominar le persone colle quali ha parlato, i luoghi e le cose; ricorda Aristippo, Euclide, Fedone, Antistene, Cleombroto... Son tre giorni che mi trovo con lui, e pare che invece di esser in Locri io sia in Atene; tanto i nomi, le cose, i luoghi, de’ quali ragioniamo, tutti sono ateniesi!

Egli piange continuamente la decadenza della buona filosofia in Italia, ed ha ragione. Ma crede che in Grecia il male sia minore, e s’inganna. Noi abbiamo piú filosofi, ma non migliori. Quelli che voglion son molti; ma quanti sono quelli che sanno filosofare?

Lo studio della sapienza oscilla sempre, come un pendolo, tra i due estremi dello stolido dubbio e della fiducia insensata. Narrasi di Eraclito che incominciò la sua filosofica carriera confessando di non saper nulla, e fini asserendo di saper tutto1; aggiungi che, dopo aver creduto di saper tutto, s’incomincia a dubitare di nuovo, e si finisce confessando di nuovo di non saper nulla; ed avrai così la storia di tutta la filosofia, quel circolo segnatole dalla necessitá, la quale, chiudendo una mente divina tra i vincoli della materia, condanna l’uomo all’eterno bisogno di ricercare il vero ed all’eterna impossibilitá di ritrovarlo.

Non vi è in questo circolo che un punto solo, dal quale noi possiamo veder quel poco di vero che ci è concesso sapere. Socrate, Archita, Timeo vi si son fermati, simili ad uomini che dall’alto di uno scoglio veggan le opinioni altrui andare, venire, rompersi siccome onde di mare agitato: gli altri si la-

  1. Laërtius, in Eraclito