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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/58

50 introduzione

zioni dell’invisibile col terrestre, gl’influssi dell’immutabile sull’accidentale erano per lui cose certe: le sue emozioni si proporzionavano all’immensità dell’opera sua, e non lo stornavano punto dal suo scopo: in nome del Redentore, se ne andava egli gloriosamente convitato ai misteri dello sconosciuto, dell’infinito.

Humboldt, per lo contrario, non avendo più a discoprire lo spazio, poichè la forma e l’estensione del nostro pianeta sono già esattamente determinate, non poteva pretendere che a verificare certe spiegazioni meteorologiche, ad arricchire la Flora universale, ad aumentare raccolte minerali, a cogliere forse gli indizii di qualche legge generale del globo, e a descrivere il tutto insieme della fisonomia cosmica di questo.

Humboldt avrebbe voluto essere Colombo, se non fosse stato Humboldt: pare talvolta trovare in Colombo un emolo che lo ha preceduto nelle contrade equinoziali, la cui penetrazione ha indovinato grandi principii naturali: ha più d’una volta invidiato le sue impressioni sublimi, e in molte circostanze si è segretamente paragonato a lui: si è occupato seriamente delle sue azioni, delle sue abitudini intime, de’ suoi scritti: ma, non ostante questa simpatia frammentaria, non potendo Humboldt comprendere il principio immortale di una tal fede, la sublimità di un tale scopo, non ha conosciuto le principali fasi della vita di Colombo. Egli non ha potuto vederlo tutto intero; quando ha ceduto a qualche movimento di ammirazione pel suo genio o per la sua tenerezza di cuore, si direbbe che teme di lasciarsi dominare da questa nobile imagine, e che cerca di scemarla, di avvilirla. Quantunque non abbia contra Colombo la ruggine di Navarrete, pure accoglie, dispensandosi da ogni verificazione di Colombo, le preoccupate affermative di questo contro la durezza, la avidità, la dissimulazione; ed aveva già sin dalle prime ammessa l’accusa contro la sua castità.

Qui Humboldt supera lo stesso Navarrete. Egli ride di un deplorabile riso alla pretesa caduta del grand’uomo. Questa debolezza parve a lui un fatto assai piccante che «Navarrete ha svelato con molta sagacia approssimando le date»: egli ammette che non fu la persuasione de’ suoi amici e la sua predilezione per la Spagna «ciò che impedirono a Cristoforo Co-