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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/54

46 introduzione

principale della ricchezza pubblica e privata. Navarrete non crede con ciò di scemare la gloria di Colombo «quale autore della scoperta del Nuovo Mondo,» e si fonda sopra esempi: «Alessandro dominato dalla collera e poscia dalla superstizione; Alcibiade pieno di ammirabili doti e di vizi infami; Cesare che riuniva ad eminenti doti un’ambizione smisurata, ecc., ci sono tuttavia presentati da Plutarco e da Cornelio Nipote, siccome uomini degni dell’ammirazione di tutti i secoli». In questa guisa è giudicato il discepolo di Gesù Cristo! Si crede di onorarlo paragonandolo agli uomini grandi del paganesimo!

Prima che uscisser tutte in luce le passionate elucubrazioni di Navarrete, Washington Irving, che si trovava in Ispagna, potò averne contezza. Quantunque protestante, e perciò più estraneo di Spotorno e Navarrete ai sentimenti che animavano Colombo, nondimeno concepì di questo grand’uomo un’idea più alta e più giusta. La sua rettitudine di spirito, aiutata dalle sue investigazioni bibliografiche, gli chiarì la meschinità e la parzialità di que’ due raccoglitori di materiali storici. Sebbene scrivesse sino ad un certo grado sotto i lor influssi e non ardisse porsi in aperta opposizione con Navarrete, pure non ammise che in parte le sue accuse, le mitigò e mentovò le maligne interpretazioni di Spotorno con una esitanza che provava la sua ripugnanza; per la qual cosa Spotorno conservò ruggine contra Washington Irving.

Lungi dal perdonare invecchiando, Spotorno, sempre adirato contro Fernando Colombo, e traendo vanità da quella congettura di bastardume prestatagli da Navarrete, la ripetè con puerile ostentazione; recavasi a vanto quella scoperta, mentre il vergognoso merito ne appartiene al Napione. Nelle annotazioni all’ edizione genovese di Washington Irving, Spotorno, vero ispiratore delle note anonime, fa all’autore americano rimprovero della sua timidezza; e ne attribuisce la cagione al non aver esso letta l’opera sua sull’origine e la patria di Cristoforo Colombo: egli esamina di nuovo ciò che ha già detto nell’opera Della origine, nel Codice Colombo Americano e nella Storia letteraria: e non contento di ripetersi, aggiunge, per via d’induzione, nuovi errori ai precedenti, e finisce di provare la propria ignoranza intorno a Cristoforo Colombo.