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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/43


introduzione 35

manzo storico, un quadro grazioso e poetico della scoperta, nel quale il carattere distintivo di Colombo giace ritratto con esattezza ed espresso nel modo più felice. Ismael ben Kaïssar, è il titolo di questa composizione, in cui la ricchezza de’ colori locali si accoppia felicemente colla verità della storia. Poscia fu veduto un celebre romanziere degli Stati Uniti, Fenimore Cooper, ispirarsi di questo argomento, volerselo appropriare e trasportarlo nella propria lingua; ma il fatto non rispose al desiderio; egli non riuscì diffondervi quello splendore spontaneo, quell’incanto di descrizione poeticamente fedele e que’ profumi della natura intertropicale, di cui Ferdinando Denis aveva, direi, come imbalsamata l’opera sua. Indi venne in luce a Genova la versione di Washington Irving, accresciuta di note. Alcuni anni dopo Humboldt commentò le scoperte di Cristoforo Colombo, in cinque volumi con titolo di Esame crìtico della Storia della Geografia del Nuovo Continente.

Pochi anni dipoi Felice Isnardi ripigliò la quistione della patria di Cristoforo Colombo, e volle che fosse il borgo di Cogoleto. Correndo il 1839, l’infaticabile avvocato Belloro replicò colla sua Rivista critica, e sventò questa pretensione. Tornato Felice Isnardi alle riscosse, l’avvocato Belloro non contento del suo trionfo, aggiunse un’appendice alla sua rivista critica. Nel 1845, il nostro libro, la croce nei due mondi venne per la prima volta a rivelare la missione provvidenziale commessa a Colombo, e ad affermare altamente la quasi santità del suo carattere. Quest’opera, onorata della quarta edizione, e stata tradotta, in italiano, insegnò a considerare sotto il suo vero aspetto l’araldo della Croce. Il seguente anno, l’illustre Carlo Alberto, quel re cavalleresco e cristiano, così ben fatto per comprendere l’eroismo, nella sua giusta ammirazione di Colombo, comandò che fosse finalmente rizzato a Genova un monumento alla sua memoria a spese del tesoro pubblico. Ma l’amor patrio de’ Liguri fu tocco da una nobil gara. Genova non desiderava ricevere qual puro dono dalla munificenza reale questa testimonianza cui bramava rendere ella stessa al più glorioso de’ suoi fighuoli. Nel 1845 una Commissione di notevoli genovesi, aventi alla testa il marchese Durazzo e Lorenzo Pareto aprì un’asso-