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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/34

26 introduzione

da Oviedo, pubblicata a Toledo; e quando il veneziano Ramusio aveva già cominciata la sua raccolta di viaggi: ne fanno prova i loro scritti. Tutti adopransi a discolpar Colombo delle accuse che la malevolenza continuava a spandere contro di lui, dopo la sua morte; epperò il sentimento degli storici spagnuoli era impotente a riformare l’opinion pubblica; in primo luogo perchè le loro opere, richiedendo assai studio, non erano destinate a diventar popolari; in secondo luogo, perchè nessuna di queste opere fu pubblicata, che fosse condotta a fine; e per ultimo, perchè la maggior parte di esse rimasero manoscritte. Il secondogenito di Colombo, don Fernando, che si fece suo biografo, non terminò il suo lavoro che nel 1536, e lo lasciò manoscritto; il virtuoso Bartolomeo Las Casas cominciò il suo molto tardi, e non lo compiè che cinquantatrè anni dopo la morte di Cristoforo Colombo: lo lasciò anch’egli manoscritto. L’opinione rimase, adunque, sotto l’influenza delle più ingiuste preoccupazioni. La calunnia che aveva tormentato incessantemente la vita di Colombo, implacabile non ostante la morte, si levò accanita contro il suo nome, si assise sulla sua tomba, e infamò per secoli interi la sua memoria.


§ II.


In mezzo a questo errore quasi generale, il solo Pontefice Romano conservava il presentimento della grandezza apostolica di Cristoforo Colombo.

Tre Papi uno dopo l’altro avevano onorato della loro fiducia questo araldo della Croce: la Santa Sede non mutò mai a suo riguardo: il Sacro Collegio rimase fedele a questa nobile simpatia. Già, mentr’egli era in vita, allorchè la sua gloria giaceva offuscata da tanti calunniatori in quella Spagna ch’egli rese la più gran nazione del mondo, a Roma la Santa Sede e i Cardinali onoravano le sue fatiche immortali. Il solo scritto di questo grand’Uomo pubblicato mentre viveva, fu stampato a Roma, nel 1493 da Aleandro Di Cosco, coi tipi di Eucario Argentino.

Il primo personaggio di Roma che ricevesse e propagasse le particolarità storiche della scoperta fu il cardinale Ascanio Sforza.