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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/191


capitolo secondo 171


Oltre la violenza dell’atmosfera, gli bisognava combattere una forza costante e regolare, la massa d’acqua che affluiva in senso opposto alla sua via, e ch’ei paragonava giustamente ad un fiume marino: era la gran corrente equatoriale da lui sì maravigliosamente scoperta nel suo precedente viaggio; la cui forza di resistenza spiegavasi così efficace, che, in una navigazione di sessanta giorni, si poterono percorrere appena settanta leghe1. A forza di perseveranza, il 14 settembre, giunsero finalmente al promontorio che voltava tutto ad un tratto dall’est. Appena l’ebbero valicato colsero un buon vento, e poterono correre al sud. In nome degli equipaggi l’Ammiraglio ringraziò Dio di quell’improvviso temperamento ai loro mali. In segno di gratitudine quel capo ricevette il nome di Grazie a Dio, che porta tuttodì.

Qui l’interprete indiano, il vecchio Giumbé, che aveva avuto la sua parte di patimenti, fu congedato con doni, e parve soddisfatissimo della munificenza dell’Ammiraglio.

Continuando sempre la sua esplorazione delle rive, e la ricerca dello stretto, Colombo seguiva la costa di Mosquitos. Le caravelle avevano mestieri di raddobbo, gli attrezzi bisognavano di riparazione, e gli equipaggi di riposo: andarono alla ricerca di un luogo favorevole. Siccom’era urgente rinnovare l’acqua e far legne, il sahbato 17 settembre si fermarono all’imboccatura di un largo fiume, e risalironlo, per vettovagliarsi, i canotti della Capitano e della Biscaglina: quando ebbero fatto il loro carico, tornarono. alle caravelle. In quella, un violento colpo di mare invase nel fiume, e ne cacciò insù la corrente, ch’era larga e rapida: i due battelli n’andarono sollevati e avviluppati tra le spume vorticose: quello della Biscaglina, ch’era di una costru-

    solaba. — Cristoforo Colombo, Lettera ai Re Cattolici datata dalla Giammaica il 7 luglio 1503.

  1. Cristoforo Colombo. — “Combati con ellos sesenta dias, y en fin no le pude ganar mas de setenta leguas.” — Pietro Martire constata con un errore la violenza di questo corrente. — “Tantam scribit vim fuisse oppositi torrentis Oceani, quod diebus quadraginta lequas vix potuerit septuaginta percurrere.” — Petri Martyris Anglerii, Oceaneœ decadis tertiœ, liber quartus, fogl. xlix, § d.