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[252-253] Conforti nei mali, ecc. 67

rara, ma unica.... Perchè da persone dottissime furono in lode sua fatti molti versi latini e rime volgari, come questi, de’ quali non si sa l’autore [ma è Gian Battista Strozzi]:

La Notte, che tu vedi in sì dolci atti
Dormire, fu da un angelo scolpita
In questo sasso; e perchè dorme, ha vita:
Destala, se no ’l credi, e parleratti.
A’ quali in persona della Notte rispose Michelangiolo cosi:
Grato m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso,
Mentre che ’l danno e la vergogna dura,
Non veder non sentir m’è gran ventura;
Però non mi destar: deh parla basso.»


Michelangiolo alludeva al lacrimevole stato d’Italia in quel tempo: correva infatti l’anno 1529, ed egli, mentre lavorava a quelle statue, muniva Firenze minacciata d’assedio.

Mentre è di tanto conforto di ricordare nella prosperità i giorni neri:

252.   Jucunda memoria est praeteritorum malorum.1

(Cicerone, De finibus, lib. II, cap. XXXII).

invece è soprattutto doloroso nei giorni della sventura il ricordo del passato bene. Soavemente lo aveva già detto il nostro maggior poeta in quei dolcissimi versi:

253.                 ....Nessun maggior dolore
      Che ricordarsi del tempo felice
      Nella miseria.

Queste parole furono musicate da Gioacchino Rossini e introdotte nell’Otello (a. III, sc. 1). Le canta dentro le scene un gondoliere che passa sotto le finestre della stanza ove piange Desdemona.

Desdemona. O come infino al core
Giungon quei dolci accenti!
Chi sei che così canti? Ah! tu rammenti
Lo stato mio crudele.
  1. 252.   La memoria dei mali passati è gioconda.