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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/144


128 la fonte di castelvecchio


A voi, prigione dalle verdi alture,
pura di vena, vergine di fango,
scendo; a voi sgorgo facile; ma, pure
vergini, piango:

non come piange nel salir grondando
l’acqua tra l’aspro cigolìo del pozzo:
io solo mando tra il gorgoglio blando
qualche singhiozzo.

Oh! la mia vita di solinga polla
nel taciturno colle delle capre!
udir soltanto foglia che si crolla,
cardo che s’apre,

vespa che ronza, e queruli richiami
del forasiepe! Il mio cantar sommesso
era tra i poggi ornati di ciclami
sempre lo stesso;

sempre sì dolce! E nelle estive notti,
più, se l’eterno mio lamento solo
s’accompagnava ai gemiti interrotti
dell’assïuolo,

più dolce, più! Ma date a me, ragazze
di Castelvecchio, date a me le nuove
del mondo bello: che si fa? le guazze
cadono, o piove?