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L’intervallo di tempo ch’è trascorso dopo quella sciagura nazionale, i falli meglio appurati e conosciuti hanno ormai fatto giustizia di quella gravissima accusa. Non è tuttavia fuor di proposito il riandare brevemente quel doloroso periodo della nostra storia, e l’esaminare a mente calma le condizioni in cui trovavasi allora il ministero Rattazzi per giudicare se mancò il senno e la previdenza, o se, superiore all’accortezza umana, non vi sia stata una necessità indeclinabile. Riportiamoci indietro di qualche mese. Il 15 ottobre il gabinetto Perrone, in una nota ai rappresentanti d’Inghilterra e di Francia, scriveva:

«La lenteur de la marche de ses nègociations, les graves èvènements qui se passent à Viennë et en Hongrie, l’oppression intolèrable sous laquelle gèmissent les peuples de Italie soumis au joug autrichien, ont surexcitè à un tel point l’opinion publique, soit dans les Etats Sardes, soit dans les provinces Lombardo-Venitiennes, qu’il sera difficile de la contenir plus longtemps. L’ètat de l’Italie rend imminent une explosion bien plus terrible que celle du mois de mars passè; crise que le gouvernement du roi ne pourrait maîtriser, ni s’empêcher de saisir, sans courir les plus grands dangers, et sans manquer à son devoir.»

Pochi giorni dopo la data di questo dispaccio, che così vivamente tratteggiava lo stato morale dell’Italia, impegnavasi nella camera dei deputali una solenne discussione provocata da un brillante e grave discorso del compianto Rulla, la quale anche ai più prudenti e più timidi dava occasione di manifestare il sentimento ch’era predominante in tutti della fatale necessità della guerra. Il conte Camillo Cavour, che allora sedeva sui banchi della destra, fluiva un suo discorso dicendo:

«Quest’ora suprema potrà suonare domani, potrà suonare fra una settimana, fra un mese; ma qualunque volta essa suoni, oi troverà, ne son certo, pienamente uniti e concordi sui mezzi della guerra, come ora lo siamo già tutti sul principio di essa.»

Il ministro della guerra generale Dabormida, quantunque non nascondesse che a ristorare pienamente le nostre forze richiedevasi ancora un po’ di tempo, diceva: