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l’ingegnere capo della provincia di Torino, ed ebbe pure occasione di distinguervisi nella disastrosa stagione autunnale del 1859, in cui straordinarie piene rovinarono dovunque ponti, argini e strade.

Promosso quindi ad ingegnere della provincia d’Annecy e successivamente chiamato al medesimo posto in quella di Voghera, quando infine, nell’anno 1846, il Piemonte vide iniziarsi l’êra propizia delle costruzioni ferroviarie, si fu all’ingegnere Ranco cui vennero affidati gli studi e l’incarico della direzione dei lavori pel tronco più importante e più difficile della ferrovia di Genova, da Novi, cioè, a Ponterosso. Si fu in tal occasione che l’acuto ed audace ingegno del nostro protagonista, l’infaticabile sua attività, la fermezza sua di proposito, che suol farsi ognora più forte quanto maggiori sono gli ostacoli che tentano opporsegli, ebbero vastissimo campo di dar mirabile mostra di sè. Cinque gallerie della lunghezza complessiva di sei chilometri, dieci grandi ponti, quattro dei quali di quaranta metri di luce ad un sol arco, due giganteschi viadotti, quello di Pietra Bissara e l’altro d’Isola del Cantone, sono tali opere che tutti coloro, i quali visitano con la dovuta attenzione quell’ammirabile ferrovia, non sanno saziarsi di lodare, giudicandole degne di star a fronte delle più memorande di Roma antica. Non maraviglieremo dunque alcuno, affermando che il Ranco si è mediante quell’immortale costruzione guadagnato a buon dritto la fama di sommo, e il posto tra i più cospicui ingegneri del tempo.

Chiamato poscia a sorvegliare in Savoja, colla qualità di regio commissario, la costruzione della strada ferrata Vittorio Emmanuele, n’ebbe ben presto ad assumere la direzione qual ingegnere capo, e mediante l’opera sua efficacissima, quel tronco che stendesi da Saint-Michel a Culoz e che tutti i passeggieri percorrono con inesprimibile soddisfacimento, tanto esso maestrevolmente si svolge attraverso uno de’ più svariati e pittoreschi paesi, fu ben presto condotto a compimento.

Contemporaneamente il governo gli affidava l’incarico dello studio di una intera rete di ferrovie in Savoia, e quando tre altri distinti ingegneri immaginarono