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SOPRA DANTE 219

venir non può in quello luogo dove l’autore disegua che era, perciocchè in quello non possono esalazioni surgere che possano tuono causare. Perchè assai chiaro puote apparere, l’autore per questo tuono intendere altro che quello che la lettera suona, siccome già è stato mostrato nell’allegoria del precedente Canto: sì, ch’io mi riscossi,

Come persona, ch’è per forza desta.

E in queste parole mostra ancor l’autore, gli atti infernali tutti essere violenti. E l’occhio riposato: dice riposato, perciocchè prima invano si affaticherebbe di guardare chi è desto per forza, se prima alquanto non fosse lo stupore dello essere stato desto cessato; conciosiacosachè non solamente l’occhio, ma ciascun altro senso non incerto di sè divenuto, intorno mossi, Dritto levato: in questo dimostra l’autore il suo reducere i sensi nelli loro debiti ufici: e fiso riguardai, le parti circustanti: ed a questo segue la cagione, perchè ciò fece, cioè,

Per conoscer lo loco, dov’io fossi,

perciocchè quello non gli pareva, dove il sonno l’avea preso. Vero è: qui dimostra d’aver conosciuto il luogo nel quale era, e dimostra qual fosse, dicendo, che in su la proda mi trovai, così desto,

Della valle d’abisso dolorosa,

sopra la quale come esso pervenisse è nella fine del senso allegorico del precedente Canto dimostrato:

Che tuono accoglie d’infiniti guai,

cioè un romore tumultuoso ed orribile simile ad un tuono. Oscura, all’apparenza, profonda era, all’esistenza, e nebulosa, per la qual cosa, oltre all’oscu-