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calde espansioni di amore pel suo maestro e caldi sfoghi di sdegno contro ai persecutori di lui, è probabile che per questi rispetti abbia distrutto presso di sè ogni traccia della medesima per non compromettersi.

I falli d’ignoranza, imputati a questa Biografia dal critico veneziano, spariscono quando si considera essere un imperfetto abbozzo, dettato come suggeriva la memoria o l’abbondanza de’ pensieri, senza ordine o stile o economia di disegno; ponendo in principio ciò che va in fine e viceversa, non indicando tempi, divagando in fastidiosi episodi frateschi, omettendo preziose circostanze e non rettificando epoche o fatti: imperfezioni consuete a chi sbozza un libro, che poi emenda colla riflessione e colle indagini. Il Biografo raccontando la morte di Frà Paolo dice: «Perchè la sua infermità fu una delle più grandi dimostrazioni della grandezza del suo animo, merita d’essere più particolarmente saputa, e io sono risoluto di porla coll’istessa narrativa che colle note del rimanente della sua vita mi è capitata in mano». Da queste parole cava il Foscarini che il Biografo non può essere Frà Fulgenzio, il quale non aveva bisogno di note altrui per raccontare la morte del suo maestro; ma Fulgenzio parla di memorie sue proprie, e probabilmente dei ragguagli che giorno per giorno egli mandava al Collegio.

Del resto posso dire che più di una volta mi è riuscito di certificare i racconti di Fra Fulgenzio abbenchè impugnati dal Foscarini o dal Grisellini, e alla sola imperfezione del suo lavoro conviene


Vita di F. Paolo T. II. 26