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338 capo xvii.

zia in tutte le condizioni di persone, e che gli faceva temere qualche discapito della sua autorità e riputazione, peggiore del già patito. Lo turbava non meno il bando fulminato contro quei tristi, essendo fra di loro un prete; nè sapeva a qual partito appigliarsi, il parlare il tacere gli parendo egualmente pregiudicievole. Anzi un cardinale giunse a dire: Almeno avessero nominato nel bando Michiel Viti solamente, senza qualificarlo prete e senza far menzione della chiesa dove officiava!

Quel bando pesava molto sull’anima ai Curiali: lo dicevano pubblicato a posta per ferire la dignità ponteficia e la congregazione del Sant’Officio, attribuendo titoli di bontà e descrivendo con parole tanto onorevoli chi era incorso nelle scomuniche; che la Repubblica voleva essa decidere quello che non le appartiene ed usurparsi l’autorità del fôro ecclesiastico; che il chiamare Frà Paolo persona di esemplari costumi oltraggiava la romana Corte che di lui pensava altrimenti; che vantandolo di prestante dottrina, si veniva ad inferirne che la sua fosse migliore di quella di Roma; e finalmente colà dove il bando dice delle persone di qual grado e condizione si voglia, era un far credere che volessero tacitamente comprendervi l’istessa congregazione del Sant’Offizio quando pretendesse intentare contra Frà Paolo.

A questi clamori si aggiungevano per Roma e nelle anticamere de’ cardinali le disputazioni, se il papa ancorchè non vi avesse parte, doveva dar salvocondotto ai banditi. Le opinioni erano divise: i più discreti e indipendenti mormoravano; i fa-