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capo xvii. 335

furono accolti non solo e lasciati girare liberamente in questa città, ma che eziandio tutta quella geldra andava attorno munita di pistole, stiletti, archibusi, comechè proibitissimi negli Stati Ecclesiastici: e questo si diceva farsi con espressa permissione del governatore di Ancona; anzi in Roma correva voce che fossero assicurati dallo stesso pontefice. Per il che sursero grandi mormorazioni, non parendo onorevole che si dovesse tanto manifestamente dar loro ricetto e sicurezza. Tutti convenivano che vi fossero mescolate persone di alto affare, ed il cardinal Borghese e il cardinal legato di Ferrara erano indicati tra i primi.

Ma questi o chiunque altri si fossero i promotori del misfatto, temendo la vergogna pubblica, benchè mal soddisfatti ne’ loro desiderii, blandirono quei ribaldi e gli sostennero colle promesse acciocchè in loro tenessero il fatale secreto. Per il chè interrogato in Ancona il Parrasio da chi fosse stato spinto a quell’eccesso, rispose, da inspirazione divina; e il Poma in una lettera che scrisse dapoi a un suo amico, diceva: «Che non è uomo del mondo cristiano che non avesse fatto quello che ho fatto io, e Dio, non il tempo lo farà conoscere». Aggiungeva, tanto era inebriato di speranze, che bentosto sarebbe così dovizioso da pagare tutti i suoi creditori a denari contanti, e pregava l’amico ad assumersi l’impegno di chiamarli con pubblica grida. Fece anco sparger voce di voler stampare che non ad istanza di altri, ma per servizio di Dio si era risoluto a quel modo.