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non poter dir niente a sua figlia, di quella ghiotta novità! Ma aveva promesso; e ai patti, diceva lui, ci sta perfino il diavolo.

Intanto, veniva gente a congratularsi con lui, pel ritorno del suo segretario. La fausta notizia si era sparsa in paese con la rapidità del lampo.

— Signor Demetrio, — gli dicevano le buone massaie, che capitavano per una ragione o per Taltra al Bottegone, — questa sera vogliamo fare la luminaria.

— Sì, brave, come per san Zenone!

— Ma certamente; è una festa per casa vostra, ed anche per tutto il paese. Quel caro signor Virginio, tanto buono, tanto gentile con tutti! il Bottegone, senza di lui, non pareva più quello. —

Erano tutti contenti; perfino i commessi di negozio, che n’avevano avuto abbastanza del mal governo del signor conte, e oramai non sapevano più a qual santo votarsi, sentendo il signor Demetrio attaccar moccoli per ogni più piccola cosa. Il Bottegone sorgeva «a vita novella» come gl’italiani del Quarantotto.

- È una voce generale; — diceva quella sera il signor Demetrio al suo segretario, mentre salivano in casa per la cena. — Tutti contenti, a Mercurano; ne vogliono ber tutti quanti un bicchiere di più. Ed anche sai che cosa hanno osato di dirmi? Che avevo fatto male, a mandarti via, a liberarmi di te. Io? Ma è lui che ha voluto andarsene, benedetto ragazzo matto. Ha un certo carattere! Con la sua modestia, si fa levare da tutti i posti, lasciandoli a chi li vuol prendere. È ai primi, e li cede. Non ti pare, Virginio, che sia un po’ andata così?

— Lasciamo stare, signor Demetrio, lasciamo stare il cedere; — rispose Virginio. — Si cede quello che si ha; ed io non avevo niente. Del resto, sentite; ho letto da ragazzo nella «Gerusalemme liberata» una sentenza che mi ha colpito e che ho sempre ricordata volentieri:

                I gradi primi
               Più meritar che conseguir desìo.