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scomodarmi io? Per chi m’han preso? Da Mercurano a Roma c’è uà bel tratto, più ancora che da Roma a Mercuraito, che a loro par così grave. Che cosa ne dici tu, Virginio? Io andare a Roma? dopo quel bell’esempio che mi han dato loro!...

— Signor Demetrio, non vi regolate sugli altri; non è buon metodo; — rispondeva Virginio. — Fate quello che dovete far voi. E se, come mi par naturale, sarete voi il padrino...

— Sicuro che sarò io; ma che importa? c’è egli bisogno d’andare a Roma, per questo? Ricordo che quando è nata lei, si è voluta una madrina per la quale; e la madrina ha accettato, e s’è fatta rappresentare, tenendo la sua figlioccia a battesimo.... per procura.

— L’esempio non calza; — replicò Virginio. — Si trattava d’una signora, e voi siete un uomo, non vecchio ancora, sano come una lasca. Del resto, in quella cerimonia, la madrina conta poco; l’essenziale è il padrino; essenzialissimo poi quando è il nonno.

— Sì, essenzialissimo fin che vorrai. Ma avrò sempre da esser io il sacrificato? Perchè non son venuti loro a Mercurano? Qui ti voglio.

— Me?

— Sì, te, proprio te. Poichè sei tu che li difendi, che sostieni la parte loro, rispondimi un poco, perchè non si sono lasciati vedere? Capirai che non hanno guadagnato niente nell’animo mio. È stata un’azionaccia, che m’han fatto e mi fa sfigurare davanti al paese.

— Di che cosa vi date pensiero? — esclamò Virginio girando la difficoltà che non voleva affrontare. — Il paese! Il paese dica quel che gli pare: quando avrà ben detto, si cheterà. Quanti discorsi si saran fatti a Mercurano, che ora dormono laggiù, dentro San Zenone, con le bocche che gli han proferiti! I vostri figliuoli non sono venuti a trovarvi per la semplicissima ragione che non avranno potuto. Le circostanze possono bene averli frastornati. Non sono venuti prima? Verramno poi; e Mercurano non avrà perduto nulla, per avere aspettato un po’ più del bisogno. —