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"A te, amico del cuore, dovrei dire la verità tutta quanta. Ma tu non hai bisogno di una confessione, tu che hai vissuto tanti anni con me. La carta è infedele. Chi sa dov’ella andrà, sotto quali occhi sarà costretta a cadere, se pure ti giungerà inviolata?

"Addio, mio ottimo Enrico. Qui, sul punto di morire, sento di averti amato come e quanto è possibile amare un fratello d’elezione. Stringi la mano per me a Lorenzo Salvani, a Giorgio Assereto, a Carlo Giuliani, nobili giovani coi quali mi sarà caro che tu parli qualche volta di me. Non mi dimenticate; è dolce il vivere nella memoria dei buoni. Ad altri non dir nulla, io non lascio un ricordo, una parola per altri.

"Ah no; dimenticavo un nome. Brutta cosa l’essere ingrati in un’ora solenne come questa! Mando un saluto al duca di Feira, a quell’uomo di cuore che mi ha stesa la mano, che m’ha sovvenuto generosamente in una trista congiuntura. Digli che muoio benedicendolo, poichè a lui sono debitore di poter morire onorato.

"Addio, fratello; desidero d’esser sepolto vicino a mia madre. Tutte le cose mie (ben poco per verità) al mio vecchio Antonio; a te un bacio e l’ultimo pensiero del tuo povero amico

"ALOISE."


Ciò scritto, piegò la lettera; la chiuse in una sopraccarta su cui vergò il nome del marchese Pietrasanta; si alzò da sedere, levò gli occhi al cielo, e si fece scorrere la sinistra mano sulla fronte, quasi volesse cacciarne un’immagine, un pensiero molesto; indi stese la destra per impugnar la pistola.

A quell’atto, l’uscio della camera da letto, che era socchiuso, si aperse, ed una voce severa disse ad Aloise, che s’era voltato rapidamente all’improvviso rumore:

- Fermatevi, signor di Montalto; voi non avete il diritto di uccidervi.

XXX.

Come le armi di Bonaventura servissero al duca di Feira

Si turbò grandemente a quelle parole Aloise, e al turbamento tenne dietro un alto stupore, allorquando vide apparire sulla soglia un uomo dal nobile aspetto e dai capegli bianchi, nel quale riconobbe tosto il duca di Feira.